Parco Archeologico di Rudiae

Il Parco archeologico di Rudiae a Lecce è una meraviglia dell’archeologia locale che purtroppo non molti conoscono. Centro di grande interesse storico-culturale, nonché archeologico, rappresenta una tappa fondamentale nel cammino della riscoperta delle proprie origini.

Nella prima periferia di Lecce, giusto a ridosso della Via Vecchia Copertino, a circa 3 chilometri dal centro abitato, in direzione sud-ovest,  è situato il Parco Rudiae, un sito archeologico ricco di storia e aneddoti interessanti per lo studio delle vicende romane che nel tempo si consumarono nell’antica città di Rudiae, l’odierna Lecce.

Il parco rappresenta uno dei tesori archeologici del Mediterraneo: sono ancora ben visibili le muraglie che costituivano la recinzione del territorio e nel terreno sono stati ritrovati cocci, cimeli, decorazioni e cornici che raccontano di un’epoca lontana ma mai dimenticata.

La straordinaria importanza del sito deriva non solo dalle ricchezze archeologiche risalenti all’epoca romana, ma anche e soprattutto alla stratificazione delle epoche che si sono nel tempo susseguite e delle popolazioni di diversa origine che hanno lasciato impresse nel territorio immutabili e inconfondibili testimonianze del proprio passaggio.

Da secoli ci si è resi conto della presenza di quest’area di inestimabile valore, ma purtroppo non vi è mai stata la possibilità di portare alla luce tutte le meraviglie che ancora sono nascoste. Probabilmente con scavi appropriati sarebbe possibile restituire al territorio e alla comunità internazionale un esempio di antica città messapico-romana ancora intatta nelle sue fattezze originarie.

Già a partire dal 1500 i locali prendono atto del tesoro posto a pochi chilometri dal centro cittadino: fu Galateo il primo a rendersene conto, il quale intorno alla seconda metà del 1500 si rese conto che l’area, di inestimabile valore era stata sconvolta e forse in parte compromessa dall’azione della popolazione agricola che, sfruttando il terreno per le colture, aveva distrutto importanti testimonianze del passaggio di antiche popolazioni.

In molti hanno, nel tempo, continuato a far sentire la propria voce in merito allo stato di degrado del parco e così, intorno al 1800, anche Sigismondo Castromediano, denunciò l’intollerabile e irrispettoso stato in cui versava una delle opere archeologiche più importanti del territorio.

Risale a quest’epoca la scoperta della necropoli e la raccolta di numerosi cimeli ancora conservati nel museo Sigismondo Castromediano di Lecce.

Il progetto di Castromediano era ben più ambiziono, ma nemmeno la sua voce fu ascoltata, tant’è che ancora oggi si combatte per riportare alla luce le meraviglie ancora sepolte.

Nel tempo sono state riportate alla luce la necropoli e parte della cinta muraria, ma si lotta ancora per far riemergere l’imponente anfiteatro posto al centro della città. A giudicare dall’estensione della cinta muraria si conta che l’intera area vanti un’estensione di circa 100 ettari.

Purtroppo questa meravigliosa area archeologica resta a tutt’oggi nel degrado e spesso viene posta nel dimenticatoio. Solo grazie a continue iniziative politico-culturali si sta cercando, negli ultimi anni, di far riemergere la città sepolta e di incitare la comunità a riscoprire le proprie origini.

A livello territoriale si cerca di sensibilizzare la collettività e proprio in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità di Italia è stato organizzata una giornata dedicata al sito.

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